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 Allergia al glutine

 

Fra le allergie alimentari, le reazioni di ipersensibilità verso un alimento dalle quali non si può guarire, quella al glutine è la più grave.
Chi ne soffre, per tutta la vita non potrà più mangiare alimenti comuni come pane, pasta, dolci e pizze. In Italia i casi accertati sono 35.000, ma le indagini campione svolte dall'Aic (l'Associazione italiana celiachia) dicono che sono molti di più.
Nell'intestino di chi ne soffre il glutine provoca una fortissima reazione. Aumenta, infatti, la produzione dei linfociti (le cellule difensive) che vanno a colpire i villi intestinali, tubi sottili che servono ad assorbire gli alimenti. I villi si atrofizzano e smettono di lavorare. Ecco perché, in poco tempo, si comincia a soffrire di carenze di calcio, ferro e vitamine. I sintomi più ricorrenti sono dimagrimento o un ingrassamento improvviso e ingiustificato, gastrite, diarrea, mal di testa ricorrente, stanchezza, unghie e denti fragili.
I bambini nella primissima infanzia e le donne sui 35 anni sono i soggetti più colpiti dalla celiachia. Nei primi può comparire in reazione alle prime pappe introdotte con lo svezzamento. Nelle donne, invece, può succedere dopo la gravidanza e il parto, due eventi stressanti per il corpo.

Nei bambini è più facile individuarla, perché la carenza di vitamine provoca un rallentamento nella crescita. Negli adulti, invece, devono insospettire anche un'anemia che non passa o l'osteoporosi in giovane età ma anche problemi di fertilità, cicli mestruali irregolari e aborti ripetuti possono far pensare alla celiachia. La forte irritazione dell'organismo, infatti, incide anche sull'equilibrio ormonale. Insomma, i segnali sono molti e riguardano organi diversi, quindi attribuirli alla celiachia non è né facile né immediato.
In caso di dubbio, il medico deve richiedere prima di tutto un prelievo di sangue che serve a individuare gli anticorpi caratteristici della malattia.
Se l'esame è positivo, ci si deve sottoporre a una biopsia intestinale, fatta tramite una gastroscopia. Con un tubicino inserito dalla bocca, si preleva un pezzetto di mucosa dell'inizio dell'intestino. È un esame fastidioso ma dura poco: dai tre ai dieci minuti.
Se il papà o la mamma soffrono di celiachia un bambino ha il dieci per cento di probabilità di ereditarla. Ma diagnosticarla su un neonato non è ancora possibile perché, per ora, si conosce solo un gene predisponente. Per individuarla, quindi, occorre aspettare il periodo dello svezzamento.
Il celiaco deve seguire una dieta speciale. Se la malattia viene scoperta quando si è adulti, il cambio del regime alimentare presenta due difficoltà.
I prodotti su misura contengono in genere più grassi saturi, quelli meno digeribili, e hanno un sapore diverso da quello a cui si è abituati. Ecco perché in genere la tendenza è di rinunciare alla pasta e di buttarsi sui secondi piatti. Un errore da evitare, perchè i secondi sono in genere più conditi, saziano meno e quindi si tende a mangiare di più. Così, in poco tempo, si ingrassa. Bisogna sforzarsi di seguire il più possibile una sana dieta mediterranea, cioè mangiare in abbondanza pesce, legumi, verdura e frutta. Ed evitare di diventare improvvisamente dei divoratori di carne.

 

 

 

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